Rifiuti a Roma, dallo scontro sull'emergenza rispuntano le ditte appaltatrici

Roma -

Sono Roma e i lavoratori Ama le vittime dello scontro politico sulla gestione dei rifiuti nella capitale. Una situazione che è stata fatta degenerare tra rimpalli e ritardi, tanto c’erano gli operatori di Ama a ricoprire il ruolo dei perfetti capri espiatori, oggetto di violenze e minacce, mentre invece è proprio grazie al loro spirito di sacrificio se lo scenario non ha assunto contorni ancora più devastati.

Mancano gli impianti in cui conferire l'immondizia raccolta, dopo che gli incendi ne hanno messo fuori causa due in pochi mesi, le manutenzioni “programmate” hanno ridotto i quantitativi trattati negli impianti tmb di Malagrotta. Risultato: città in ginocchio perché non si sa dove conferire i rifiuti.

Ma la responsabilità è solo del Comune? Ebbene no, la Regione Lazio, che ha rinnovato il piano rifiuti dopo ben sette anni, è l'ente deputato a identificare le aree dove i comuni laziali possono conferire i rifiuti.

Non solo: in casi come questi dovrebbe attivarsi con tempestività, emettendo un'ordinanza per permettere ad Ama di procedere al conferimento della spazzatura negli impianti risultati idonei. Invece alla Pisana si è voluto attendere l’ultimo momento utile. Chissà perché.

Adesso l'urgenza è togliere dalle strade l'immondizia accumulata. Oggi la sindaca Raggi ha firmato l’ordinanza che individua a Saxa Rubra il sito per il trasbordo dei rifiuti urbani verso gli impianti della Regione. Il governatore-segretario Zingaretti ha invece dato al Comune le 48 ore per lo sgombero dei rifiuti. E, guarda caso, nell’ordinanza della Regione sono rispuntate le ditte appaltatrici.

Ama, dal suo canto, deve lavorare ad un piano industriale che attraverso la raccolta differenziata porta a porta, possa abbattere sensibilmente la mole dei rifiuti non riciclabili.

 

Unione Sindacale di Base Federazione di Roma