PIOVE SUL BAGNATO

I ricchi restano ricchi e i poveri diventano più poveri

Roma -

Il nostro pianeta è ormai attraversato da una crisi strutturale che sta lasciando morti e feriti ovunque. Chiusura di fabbriche, disoccupazione, cassa integrazione e fallimenti su fallimenti delle maggiori banche mondiali.

Alcuni Paesi stanno cercando di risollevare la loro economia evitando di toccare il baratro. Gli USA mettendosi le mani in tasca, oltre ad aiutare le banche, stanno cercando di evitare migliaia di licenziamenti, la Francia aumenta il reddito per i disoccupati, incentivandoli all’occupazione, favorendo ovviamente anche le imprese.

E il Governo italiano che fa?

Aiuta le banche ma non i lavoratori che vedranno chiudere le ultime grandi fabbriche rimaste come la Fiat di Pomigliano. Nel Veneto oltre 40.000 immigrati regolari perdono il posto di lavoro a causa dei continui licenziamenti e grazie alle nostre leggi razziste verranno rimandati nei loro paesi.

E aiuta anche l’Enel sborsando 2,5 miliardi di euro per “dare una mano” a chi, a forza di investire, è diventata l’utility più indebitata d’Europa, dato che per acquisire l’ultimo 25% di Endesa ha portato il suo debito a 60 miliardi di euro.

Inoltre, a causa della crisi, c’è stata una forte riduzione dei consumi, perché tutti sappiamo quanto pesa sul bilancio familiare una bolletta della luce o del gas.

Ad aiutare l’Enel non c’è solo lo Stato ma anche un consorzio costituito da ben 30 banche che, continuando a chiudere i rubinetti a coloro che hanno veramente bisogno di liquidità per riavviare le loro piccole o medie imprese, favoriscono chi si sta approntando a costruire le centrali nucleari in Italia.

Anche se c’è già chi dice che il successo dell’operazione è scontato, è altrettanto scontato il fatto che l’aumento del capitale non risolverà il problema dell’indebitamento.

Enel quindi dovrà, dopo aver tolto altri soldi anche ai piccoli azionisti, abbassare le quote dei loro dividendi, dismettere una serie di società del suo gruppo, cedere l’80% di Enel Rete Gas, insomma far pagare a cittadini e lavoratori le sue smanie da colosso industriale.

Il governo insieme ai politici e ai banchieri hanno deciso che il costo della crisi lo devono pagare lavoratori dipendenti, pensionati e i ceti più poveri adottando nei loro confronti misure del tutto inaccettabili, basate sulla continua repressione.

E’ nostro preciso dovere lottare per il recupero dei diritti, del reddito e delle strutture sociali, per la difesa del diritto di sciopero, contro il precariato e per la difesa dei diritti degli immigrati.

Il documento della seconda assemblea nazionale del Patto di base ha presentato una piattaforma contro la crisi che racchiude tutti i punti contro cui lottare per far pagare i veri responsabili.

 

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