Lavoratori ENEL: NO ALLA PERDITA DEL DIRITTO ALLO SCONTO ENERGIA

In allegato il comunicato ed il facsimile di 'non adesione all'accordo del 17 maggio' che scippa lo sconto energia

Nazionale -

BASTA CON IL DARE SOLDI AL FOPEN
SI AL RILANCIO DELLA PREVIDENZA PUBBLICA

Ci risiamo. Enel e OOSS le provano davvero tutte per spillare ai lavoratori il diritto acquisito allo sconto energia. Dopo aver inutilmente promesso soldi e avviato una martellante campagna pubblicitaria (con quali costi?) sugli “straordinari vantaggi” delle offerte gas-energia (in realtà davvero irrisori), ora ricorrono a miserevoli mezzucci per mettere in difficoltà i lavoratori e farli cadere nella trappola del silenzio-assenso.    


Il Comunicato al Personale emesso da Enel in data 10 ottobre sembra ideato a questo scopo: non a caso non rimanda ad un modulo prestabilito per comunicare la “mancanza di interesse”, obbliga a consegnare le comunicazioni al Responsabile di Unità anziché alle diverse segreterie, non offre indicazioni circa la distribuzione di ricevute alla consegna e, in generale, alimenta una voluta ambiguità che disorienta i lavoratori.


Evidentemente si spera che tra errori, mancate registrazioni, casuali smarrimenti, difficoltà di consegna e informazioni volutamente distorte, le comunicazioni di “mancanza di interesse” vengano drasticamente a ridursi.  
E’ necessario quindi ribadire che, secondo la procedura stabilita, ogni lavoratore può:

1)    non fare nulla, aderendo agli accordi del 17 maggio e accettando così l’importo mensile previsto in sostituzione dell’attuale sconto-energia. Detto importo sarà versato direttamente al Fopen, a meno che il lavoratore iscritto non comunichi ad Enel - entro 3 mesi dalla data del  1° dicembre 2011  - la volontà di ricevere lo stesso in busta paga, al pari dei lavoratori non aderenti al fondo di previdenza complementare.

2)    Inoltrare, entro il 15 novembre, una comunicazione ad Enel per manifestare la propria “mancanza di interesse” all’applicazione degli accordi. In questo caso proponiamo in allegato un fac-simile della lettera da inviare all’azienda, consigliando vivamente (specie se non venissero rilasciate ricevute) di spedire la stessa tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.

 

Segnaliamo che alcuni vanno sostenendo che la comunicazione di cui parla il comunicato del 10 ottobre riguarderebbe solo l’opzione per avere l’importo al Fopen o in busta paga. NON E’ VERO.
Come abbiamo accennato, tale opzione potrà essere esercitata in una fase successiva, naturalmente dai soli lavoratori iscritti al fondo di previdenza complementare che abbiano condiviso i contenuti degli accordi. Viceversa, la comunicazione di cui sopra va fatta per non aderire agli accordi del 17 maggio e mantenere così lo sconto energia.


Tanti lavoratori hanno ormai compreso che tutta questa operazione è una gigantesca fregatura, sia in termini di merito che, soprattutto, di metodo. Perchè le OOSS non solo hanno concluso un accordo senza il consenso dei lavoratori, ma oltretutto, dopo essere stati contestati in tutta Italia non hanno avuto neppure l’umiltà di fare un passo indietro. Ma quanto è forte l’accordo che lega filctem-flaei-uilcem a mamma Enel?



Ma il problema dello sconto energia e del Fopen va affrontato allargando lo sguardo al sistema pensionistico.

Da anni Governo e padronato usano la previdenza come un bancomat. Ci raccontano che il sistema pensionistico è al collasso solo per farci lavorare di più con pensioni sempre più basse e spingerci verso la previdenza complementare gestita a quattro mani da aziende e sindacati. Il bilancio INPS, invece, ci parla di una realtà del tutto diversa, dove l’attivo miliardario dei fondi sostenuti dai lavoratori dipendenti, temporanei e parasubordinati tiene in piedi l’intera baracca.

A questo unico pozzo si attinge a piene mani per erogare le cosiddette prestazioni socio-assistenziali (10 miliardi), gli ammortizzatori sociali (20 miliardi) e per coprire le storiche passività di alcuni fondi (artigiani, agricoltori, commercianti, clero e dirigenti) tra cui proprio quello degli elettrici (-1,9 miliardi) scaricato allegramente sull’INPS in occasione della liberalizzazione del settore.

La situazione della nostra categoria è quindi la seguente: mentre paghiamo il prezzo delle riforme pensionistiche, dagli effetti via via più pesanti per i lavoratori attivi al diminuire dell’anzianità, continuiamo al contempo a godere della solidarietà dei lavoratori dipendenti del settore privato.

Sono loro, operai e precari che contribuiscono a pagare le pensioni dei nostri ex-colleghi, i quali (per fortuna) possono ancora usufruire del sistema a ripartizione e ricevono trattamenti (per fortuna) assai più alti di quelli mediamente riconosciuti ai pensionati del settore privato.

Il tutto mentre in Enel, a fronte del taglio di migliaia di posti di lavoro e di utili stratosferici, si continua impunemente con la prassi degli incentivi all’esodo e delle frequenti riassunzioni con contratti di collaborazione. Una prassi che indubbiamente fa comodo ai singoli, ma che comporta rilevanti esborsi di denaro pubblico e minori contributi all’INPS. Una prassi corporativa, quindi, che a conti fatti si scarica sulle future generazioni.

In questo contesto, che politica dovrebbero perseguire le OO.SS.? Cercare di riparare i danni del disavanzo del fondo elettrico, del quale portano come è noto più di una responsabilità, o continuare a pompare soldi nella previdenza complementare? Ripagare la solidarietà ricevuta rafforzando l’INPS o puntare sempre sul Fopen chiedendo ai lavoratori di metterci ancora del denaro? Con la rottura della solidarietà intergenerazionale imposta dalle diverse contro-riforme delle pensioni, le OO.SS. possono accontentarsi di un piccolo contributo aziendale per le posizioni Fopen dei più giovani? Non dovrebbero piuttosto richiamare Enel (azienda partecipata dal Tesoro) a ben altri obblighi verso i conti pubblici? E infine, nel momento in cui impazza la finanza speculativa, non dovrebbero provare a mettere in sicurezza i soldi dei lavoratori con una grande battaglia che rilanci la previdenza pubblica?

Ma, evidentemente, esse non trovano di meglio da fare che accomodarsi nell’angolino caldo del Fondo aziendale, in cui si trovano a loro agio e da cui traggono diversi benefici, riproponendo una politica consociativa che elude ogni responsabilità rispetto al sostegno assicurato dai lavoratori del privato e lascia i più giovani (che versano l’intero il TFR al Fopen) di fronte al rischio di un futuro pensionistico sempre più legato al mercato finanziario.  

 

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