ENI GAS & POWER. DIETRO LA SOCIETARIZZAZIONE LO SMANTELLAMENTO DEI DIRITTI DEI LAVORATORI

Roma -

La vertenza ENI  negli ultimi anni è stata caratterizzata  dalla crisi  del petrolchimico e dallo smantellamento delle raffinerie.
In quella discussione già si intravedeva  che nel panorama delle privatizzazioni di ENI la G&P si collocava come prossima vittima sacrificale e valida opzione alla mancata vendita della VERSALIS. La vertenza dei settori interessati, in un intreccio di interessi pubblici e privati,   lasciava intendere  in ogni caso la  ferma volontà del governo  di proseguire nel solco delle privatizzazioni.
Dopo la cessione di quote della SAIPEM,  si punta infatti alla vendita di  ulteriori quote  e pezzi di ENI, La formula è quella delle Societarizzazioni.
L’ENI da oltre un anno “dichiara”  ai “media”, sussurrando all’orecchio dei sindacati amici,  che il  retail del gas e della luce non fa parte del core business della società.
Oggi siamo all'epilogo, ENI G&P è sul mercato; si sono avviate le procedure per la cessione di questo comparto; si avvia questa  ennesima privatizzazione a qualsiasi costo per rimpinguare le casse dello Stato (3 mld di euro).
Governo ed ENI  sono disposti a cedere un settore strategico e vitale per  l’ economia e la sicurezza del paese, anziché lavorare per nazionalizzare quelle aziende che come Eni rappresentano una risorsa economica e occupazionale.

Cgil, Cisl e Uil nell'illusione di "governare le privatizzazioni", ha di fatto mostrato il suo volto accondiscendente ed arrendevole firmando in questi anni tutti gli accordi  di riorganizzazione e ristrutturazione richiesti da ENI  e stanno accompagnando all' esternalizzazione e alla privatizzazione l'intero settore.
Le Rsu che avrebbero potuto costituire un argine si sono anch’esse piegate a questa volontà.

Il documento unitario presentato, la dice lunga sulla non volontà di contrastare le scelte aziendali; molto particolareggiato sul conto economico /finanziario, ma  vago sulle reali posizioni sindacali.
Non vorremmo assistere  al solito teatrino: si finge di  resistere per poi cedere all'azione della controparte. Questa vertenza, ha bisogno di segnare una inversione di rotta.

Al tavolo con il governo va detto chiaramente che non siamo disposti a cedere un altro pezzo strategico ed altamente remunerativo dell’ economia italiana.
Questa volta senza nessuna ritirata "strategica" come nel passato e senza nessun cedimento.

La vicenda Alitalia ci dimostra che si può e si deve resistere, facendo chiarezza tra le lavoratrici e i lavoratori, ma principalmente ribadendo che la nostra non è una lotta corporativa, che non stiamo difendendo i privilegi di una casta e che resistiamo perché siamo convinti che solo difendendo i settori ad "alto valore aggiunto" potremo difendere il lavoro e la nostra democrazia.

USB Lavoro Privato
Coordinamento Nazionale Energia

Roma, 24 maggio 2017

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