GAS/ACQUA, SE QUESTO E’ UN CONTRATTO ... A DECIDERE DEVONO ESSERE I LAVORATORI, NON LE BUROCRAZIE SINDACALI

Nazionale -

Da copione, la firma sull’ipotesi di accordo del contratto “Gas/Acqua”, come per quello “Energia”, è arrivata solo alla fine di un complesso e concordato rituale.  


     Del resto, una vicenda cominciata male, non poteva che finire peggio. Una piattaforma (CGL, CISL e UIL), di basso profilo, per essere facilmente accettata dalle aziende, tutta dentro le compatibilità delle segreterie nazionali, blindata contro le richieste di modifica dei lavoratori, eppure, completamente rigettata dai padroni.


Bel risultato: lavoratori umiliati e Confederati derisi.


La tattica aziendale invece è stata perfetta. Tirare per le lunghe (senza “vacatio”, conviene), firmando intanto, accordi in deroga al CNL con le RSU. Come sulla reperibilità: l’accordo riprende in pratica quello firmato in deroga alla NapoletanaGas il 2 luglio 2015.
Una deroga di qua, una di la e il nuovo contratto è fatto.


    Rispetto alle ottime ragioni dello sciopero ultimo scorso, le aziende sono tornate indietro solo sull’inasprimento delle azioni disciplinari.


Per il resto, poco abbiamo recuperato, ma tanto abbiamo perso.
    Dopo lo sciopero rituale, sono continuati i silenzi, le poche notizie e le ristrette dell’ultima ora, per finire con lo show della firma notturna di un’ipotesi che niente ha della piattaforma  che era stata approvata, nonostante tutto, dai lavoratori.

  • Parte economica dimezzata, aumenti da fame!!!!!. In realtà è anche meno: l’ammontare annuo non tiene conto che, diversamente dall’aumento salariale, i contributi al welfare sono mensili, erogati per 12 mensilità, non per 14. E per i non iscritti al welfare?  Quali benefici per loro? E poi, chi gestisce welfare e fondi pensione? Aziende e Confederati! Altro modo per rimpinguare le languenti entrate delle burocrazie sindacali, visto il continuo calo d’iscritti, con relativa perdita di autonomia e aumento di arroganza. E se sei licenziato? Perdi la copertura del welfare aziendale ma anche quella statale che intanto per questa via viene  demolita.
  • Inserimento nel conteggio degli aumenti, della scala mobile al contrario, oltre il danno, la beffa
  • Scomparse le indennità guida e maneggio denaro, si prosegue sulla falsa via dell’ultimo rinnovo quando ci hanno sottratto gli scatti di anzianità.
  • Sulla reperibilità abbiamo già detto; passa l’interpretazione aziendale di un accordo del 2014, tu lavori da remoto, ma l’azienda non ti paga e rimane pure la vergogna dei 3 euro assorbibili.  Accordo sospeso allora, con stato di agitazione e assoluto divieto di firmare deroghe da parte delle RSU (diktat disatteso in NapoletanaGas).  Che cosa è cambiato? Ciò che prima era inaccettabile adesso lo è?
  • Di nuovo si rinvia la decisione sulle classificazioni. In questo momento di grandi ristrutturazioni, si dà solo mano libera alle aziende per farle a costo zero, dato che l’istituto del “cambio mansioni” è ormai caduto in disuso.
  • La “clausola sociale” rimane una lettera d’intenti, peraltro spendibile solo per i lavoratori “gasisti in servizio”. E la lotta alla precarietà?
  • Il tema “appalti” ormai è tabù, non è neanche citato nelle contrattazioni.
  • Turnista ormai ci crepi.  SI fa prima ad andare in pensione che a maturare i requisiti per uscire dal turno.
  • RSU di fatto commissariate. La democrazia sarà solo virtuale con la possibile esclusione di tutte le OS.SS. non firmatarie di contratto.
  • Di nuovo la tassa della vergogna, da pagare per le fatiche che i poveretti hanno affrontato per il rinnovo del contrato. E le ore di sciopero, soldi vivi dei lavoratori, buttati per il rinnovo di un contratto a perdere mai discusso ne tantomeno condiviso?


    La nuova ipotesi di accordo consta di ben 54 pagine. In pratica il “Contratto di Lavoro” è stato completamente riscritto.  Non un solo articolo è stato salvato da una revisione a senso unico, a favore delle aziende. I punti che si potrebbero enunciare come regressivi sono almeno in numero pari agli articoli del contratto. Per questo la USB ritiene che sia una ipotesi completamente da rigettare.

La complessità della nuova proposta esige:


1. Una discussione preliminare consapevole e approfondita.
2. Assemblee vere, nei luoghi di lavoro, per favorire la partecipazione, non quelle litanie fatte di monologhi che servono ad addormentare i lavoratori.
3. Una votazione democratica, con referendum certificato.

A DECIDERE, DEVONO ESSERE I LAVORATORI, NON LE BUROCRAZIE SINDACALI.